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Guinea-Bissau fu la prima colonia portoghese in Africa ad ottenere l'indipendenza, ancora
prima della sconfitta della dittatura di Antonio Salazar, grazie all'organizzazione
politica e militare del Partito Africano per l'Indipendenza della Guinea e di Capo Verde
(PAIGC), fondato da Amilcar Cabral. Dopo aver fatto parte degli imperi del Mali e di Shongai, i popoli della valle del fiume Geba acquisirono un'indipendenza minacciata soltanto dalla presenza portoghese sulle coste, a partire dalla fine del XV secolo, e dai fulani di Coli Tenguela, nel XVI secolo. All'interno, il regno di Gabù riuscì ad affermare la propria indipendenza fino al XIX secolo, mentre le popolazioni della costa erano colpite dal traffico di schiavi e dalle deportazioni verso le isole di Capo Verde. La resistenza alla colonizzazione ebbe inizio nel XVI secolo, quando i portoghesi si insediarono in Guinea, allora abitata da oriundi del regno del Mali e da popolazioni fulani (o fulbe) e mandingo, organizzate in regni nella regione delle savane. Nel XVII secolo furono stabiliti i primi contatti dei guineani con gli abitanti di Capo Verde, scalo obbligato delle navi cariche di schiavi destinate al Brasile. In un paese povero e piccolo, l'agricoltura e il commercio rimasero a carico di un monopolio privato, l'Unione Industriale. I nativi furono sottoposti ai lavori forzati per la produzione di beni d'esportazione, mentre le aree destinate all'agricoltura di sussistenza vennero ridotte. Negli anni '50, la mortalità infantile raggiunse un tasso di 600 morti ogni 1.000 nascite. C'erano 11 medici in tutto il paese e solo l'1% della popolazione rurale era alfabetizzata. Negli anni '60, solo 11 guineani su 100 avevano un'istruzione di livello secondario. In questo quadro, Amílcar Cabral fondò nel 1954 l'Associazione per gli Sport e la Ricreazione, che due anni più tardi divenne il PAIGC. Cabral incitò guineani e capoverdiani alla resistenza contro il colonialismo. Dopo tre anni d'inutili tentativi di portare i portoghesi a un negoziato, nel settembre 1959 il PAIGC iniziò la guerriglia. Nel 1968 i portoghesi controllavano solo la capitale Bissau e le zone costiere. Le zone liberate dal PAIGC elessero un'Assemblea Nazionale Popolare che il 24 settembre 1973 proclamò la Repubblica Democratica, Antimperialista e Anticolonialista di Guinea, riconosciuta dall'Assemblea Generale dell'ONU. Nel febbraio 1973, a Conakry, capitale della Repubblica di Guinea, Amílcar Cabral fu assassinato da agenti segreti portoghesi. Gli succedette nella carica Luiz Cabral, che installò il Consiglio di Governo nel piccolo villaggio di Madina do Boé, nel cuore della zona liberata. L'indipendenza unilaterale della Guinea-Bissau e il rapido riconoscimento da parte delle Nazioni Unite intaccarono le strutture del colonialismo portoghese. Il generale Antonio Spínola, comandante dei 55 mila soldati del distaccamento africano, dichiarò che erano necessari cambiamenti politici a Lisbona. A Bissau nacque il Movimento dei Capitani, predecessore del Movimento delle Forze Armate che rovesciò la dittatura portoghese il 25 aprile 1974. Quattro mesi più tardi, il Portogallo riconobbe l'indipendenza della Guinea-Bissau. Il governo del PAIGC diversificò l'agricoltura per assicurare la sussistenza della popolazione, nazionalizzò il commercio estero e iniziò una campagna di alfabetizzazione popolare. In ambito estero la Guinea-Bissau optò per il non-allineamento, per la fine del colonialismo in Africa e per l'appoggio incondizionato alla lotta contro l'apartheid. Fu data la precedenza anche all'integrazione economica con l'arcipelago di Capo Verde, in vista di una futura fusione tra i due Stati. Nel 1980 João Bernardino ("Nino") Vieira, uno dei principali comandanti della guerriglia per l'indipendenza, attuò un colpo di stato. Tutti gli organismi costituzionali furono sostituiti da un Consiglio della Rivoluzione, capeggiato dallo stesso Vieira. Vieira interruppe il processo di fusione con Capo Verde, nel momento in cui i due paesi stavano discutendo una Costituzione unitaria. Il governo fu riconosciuto immediatamente dalla vicina Guinea, con la quale il governo precedente, condotto da Luiz Cabral, aveva avuto tensioni riguardo alla sovranità marittima su una zona dove si presume si trovino giacimenti di petrolio. I contatti tra le due Guinee si intensificarono a partire dal 1982, con la Conferenza delle ex colonie portoghesi dell'Africa, svoltasi nella città di Praia. Un anno dopo ebbe luogo uno scambio di missioni diplomatiche. Il primo piano di sviluppo (1983-86) richiese un investimento iniziale di 118,6 milioni di dollari, il 75% dei quali giunsero dall'estero. Nel 1984 cominciò la costruzione di cinque porti e fu portato a termine l'aeroporto di Bissalanca. Il governo iniziò una campagna contro la corruzione e l'inefficienza dell'amministrazione pubblica, che giunse fino ai ministeri. Il vicepresidente della Repubblica, Víctor Saúde María, fu dimesso dall'incarico nel 1984. L'Assemblea Popolare eliminò la carica di primo ministro e il Consiglio della Rivoluzione si trasformò in Consiglio di Stato. Nel novembre 1984 il vicepresidente del Consiglio, il colonnello Paulo Correia, tentò un golpe. Correia fu giustiziato nel luglio del 1986. Il piano di stabilizzazione applicato sin dal 1984 fallì, con il conseguente aggravamento della situazione economica e finanziaria. Il governo adottò misure di congelamento dei salari, riduzione degli investimenti pubblici e così via, adempiendo alle richieste del Fondo Monetario Internazionale per il rifinanziamento del debito estero. L'economia fu aperta al capitale straniero per intercettare le risorse provenienti, in particolare, da Portogallo e Francia e destinate principalmente alle telecomunicazioni e alla telefonia. Nel 1989 Lisbona partecipò alla creazione di una banca commerciale internazionale. Nel febbraio 1991 il PAIGC approvò una riforma politica che prevedeva lo svolgimento di elezioni entro il 1992. Le dimissioni del ministro dell'Economia, Manuel dos Santos, portarono il FMI a cancellare alcuni dei crediti ottenuti dalla Guinea-Bissau. La dipendenza dalle esportazioni agricole provocò pesanti squilibri sociali ed e conomici tra il 1992 e il 1993. Le elezioni previste per il 1992 furono più volte rinviate. Nel 1994 João Bernardo Vieira sconfisse Kumba Iala, del Partito del Rinnovamento Sociale, ottenendo il 52% dei voti al secondo turno. Alle elezioni parlamentari il PAIGC di Vieira conquistò 64 dei 100 seggi a disposizione. Accusando il partito al governo di aver "comprato" i voti, Iala si rifiutò di partecipare a un governo d'unità nazionale. Nel gennaio del 1995, il FMI concesse un nuovo credito di 14 milioni di dollari. La visita del presidente senegalese Abdou Diouf, in giugno, diede luogo a un avvicinamento a Dakar. I due paesi trovarono un accordo per lo sfruttamento delle comuni risorse minerarie ed energetiche. In agosto, Iala denunciò l'avvicinamento di Vieira alla Francia, gli aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità, come il riso, e le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo. Alla fine del 1995 la Guinea-Bissau ratificò l'accordo sui confini con il Senegal firmato nel 1993, ridefinendo le proprie frontiere marittime e stipulando un accordo per lo sfruttamento congiunto di un'area che si presumeva ricca di petrolio. Nell'agosto 1996 il governo accettò di ricevere 44 clandestini d'origine africana espulsi dalla Spagna. La Lega per i Diritti Umani della Guinea-Bissau denunciò che il governo aveva ceduto alle richieste spagnole in cambio di denaro. Nel 1998 la Guinea-Bissau continuava a ospitare nel suo territorio i ribelli indipendentisti senegalesi del Movimento delle Forze Democratiche di Casamance (MFDC). Tuttavia, un intervento dell'esercito della Guinea-Bissau contro un campo profughi situato sulla frontiera con il Senegal, nel gennaio dello stesso anno, fece crescere i sospetti di un avvicinamento tra Bissau e Dakar. In novembre, i ribelli e il governo firmarono un accordo di pace ad Abuja (Nigeria). Nel gennaio 1999 ripresero gli scontri a Bissau tra le forze del generale ribelle Ansumane Mané - deposto dopo essere stato accusato di aver armato i ribelli senegalesi - e le truppe del governo. Dopo quattro giorni di cruenti combattimenti, che costrinsero alla fuga quasi tutta la popolazione di Bissau, si arrivò al cessate il fuoco. Il 4 maggio l'ONU chiese ai paesi "donatori" di aiutare la Guinea-Bissau a riprendersi dopo otto mesi di guerra civile. Tre giorni dopo, tuttavia, Mané si ribellò nuovamente. Vieira fu rovesciato e chiese asilo politico al Portogallo. I militari accusarono Vieira di corruzione e tradimento. La Francia condannò il colpo di stato e accusò Mané di violare gli accordi di Abuja e Lomé, conclusi tre mesi prima. In agosto, la FAO denunciò la situazione di emergenza alimentare in Guinea-Bissau. Cinque mesi dopo il golpe, nel villaggio di Portogole fu rinvenuta una fossa comune con 18 cadaveri - uno era quello dell'ex vicepresidente Correira -. Nel frattempo, la giunta militare presentò al Portogallo prove dei "crimini" di Vieira, nell'intento di ottenerne l'estradizione. I collaboratori del generale dichiararono che la giunta militare si sarebbe sciolta una volta eletto il nuovo presidente. Al secondo turno delle presidenziali, il 16 gennaio 2000, fu eletto con il 72% dei voti il populista Kumba Yalà, del Partito per il Rinnovamento Sociale (PRS). Al primo turno, il 28 novembre, il PRS aveva ottenuto 38 seggi sui 102 dell'Assemblea Nazionale, mentre il partito Resistenza della Guinea-Bissau-Movimento Bafatà (RGB) aveva raggiunto il secondo posto con 28 seggi. Il nuovo governo fu formato con esponenti di questi partiti, e Caetano N'Tchama divenne primo ministro. In febbraio due ex primi ministri, Carlos Correia e Manuel Saturnino da Costa, e quattro ministri dei passati governi di Nino Vieira vennero accusati di corruzione e arrestati. In aprile un aereo senegalese bombardò per errore due villaggi guineani: il pilota credeva di aver individuato movimenti di ribelli della Casamance.
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